Perché ci sentiamo così inefficienti?

Il periodo di “blocco forzato” rappresenta un momento dove possiamo dare seguito ai nostri progetti e idee. Ma anche no. Possiamo anche regalarci questo tempo e cercare la consapevolezza di quello che vogliamo, come e quando. Capire cosa

ci blocca.

In questi mesi mi è capitato di avere clienti che mi indicano come loro problema, la scarsa efficienza, l’avere tanti progetti e cose da fare in testa ma di non riuscire a realizzarle. Le rimandano. Vorrebbero farle ma alla fine le lasciano da parte e rimangono idee, belle idee, interessanti e attraenti, ma non decollano. Descrivono questa cosa come una pesantezza, un carico che portano sulle spalle, oppure un disordine a cui vorrebbero rimediare ma che alla fine non riescono a tradurre in azione. La strategia da adottare sembra ovvia: pianifica. Organizza l’agenda, scegli il luogo dove lavorare, togli notifiche e suoni dal cellulare. Tutte cose talmente giuste da sembrare banali. Certo è una parte della soluzione e per qualcuno basta questo. Per altri no. Dall’esplorazione sono emersi, pur partendo dallo stesso problema, diversi filoni di vissuto, creati o enfatizzati dalla situazione anomala che stiamo vivendo. "Ho perso tempo” Questo periodo di chiusura ha creato in noi l’aspettativa di poter fare tante cose nel tempo che “l’obbligo di non uscire”ci stava regalando. Ad una prima sensazione il tempo sembrava essere infinito, dilatato, l’energia pronta da essere convogliata. Ma se oggi ci accorgiamo che non è stato così? Ora, che iniziamo a vedere una possibile data di riapertura, sentiamo ancora di più netto questo gap tra quello che vorremmo fare e quello che facciamo. Perché non siamo riusciti o non riusciamo a fare tutto quello che avremmo voluto? Tempo a parte che in molti casi non è stato cosi sovrabbondante, la sensazione rimane. Da un lato possiamo prendere consapevolezza di quante ore abbiamo potuto disporre in più rispetto alla vita “normale”. Possiamo renderci conto che abbiamo “risparmiato” il tempo degli spostamenti e degli incontri fuori casa, ma che il lavoro, i bambini a casa, le faccende domestiche che di solito deleghiamo, gli appuntamenti che da fisici sono diventati virtuali hanno occupato tutto il nostro tempo “utile”. Siamo stati, chi più chi meno, influenzati dai mille stimoli che da ogni canale disponibile, tv, social, radio, ci invitavano a leggere, abbonarsi, studiare, seguire un corso, fare ginnastica, yoga e meditazione, imparare una lingua, cucinare, fare lavoretti creativi, recuperare, pulire, ordinare, cantare sui balconi, come se fosse un dovere o un obbligo non lasciare neanche un minuto all’inattività. Recuperare la consapevolezza di quella che è stata la realtà, prenderne atto può aiutare a sentirci sollevati e forse a concentrarci su quello che possiamo fare oggi e domani, invece di quello che non abbiamo fatto nelle ultime settimane.



“semplicemente so cosa dovrei fare ma non lo faccio”


La seconda riguarda una lotta tra il razionale e il lato non razionale del nostro pensiero, che sono in eterna lotta. So che dovrei fare questa telefonata, scrivere questa email, leggere questo rapporto ma proprio quando apro il computer mi viene in mente che devo fare una lavatrice o chiedere a mio marito una informazione, mi chiedo cosa stanno facendo i figli nell’altra stanza, apro la pagina delle notizie o Facebook. Semplicemente evito di fare quello che ha un effetto sul lungo termine e faccio qualcosa a breve termine. Questo può riguardare un tema più profondo: la fiducia. Fiducia in noi stessi e il non voler affrontare il fatto che potremmo non farcela. Se non faccio, se rimando, sposto il possibile fallimento, la delusione. Abbiamo bisogno di crederci, di vincere la paura e provare. Non esiste una ricetta unica ovviamente e ogni persona ha la propria battaglia da vincere. Si riscontra anche nei ragazzi che affrontano in questo periodo, problemi nello studio, apparentemente per poca voglia di impegnarsi, spesso perché ci si trova più soli di fronte alla difficoltà che i compiti presentano. Lo stesso possono provare i professionisti o collaboratori di aziende che non trovano il confronto con i colleghi o le indicazioni dei manager. La solitudine, l’isolamento dalle persone con cui di solito collaboriamo o a cui rispondiamo, può essere una grande opportunità di espandere le nostre capacità non trovando il contenimento da chi abbiamo intorno soprattutto nelle ambiente di lavoro. Occorre la capacità di trasformare i pensieri in positivo verso lo sviluppo, senza strappi o forzature che rischiano di creare circoli viziosi.

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